Trauma Cranico 2018-04-11T14:01:42+00:00

Trauma Cranico

Dalla valutazione all’intervento

Definizione di trauma cranico

Per trauma cranico si intende, in generale, un danno causato da un evento fisico di tipo meccanico, che coinvolge una qualsiasi delle strutture del distretto cranio-encefalico rappresentate di tessuti cutanei, le ossa, i muscoli, i vasi sanguigni, il cervello e le meningi. Il trauma cranico costituisce nella Società moderna un problema di salute pubblica, essendo legato in oltre la metà dei casi ad incidenti stradali e ad infortuni sul lavoro o incidenti domestici. Secondo recenti dati ISTAT si riscontra un più elevato picco d’incidenza tra i soggetti nella fascia di età compresa fra 16 e 32 anni, mentre i picchi secondari riflettono soggetti della seconda e terza infanzia e gli anziani nella fascia 75-85 anni.

Conseguenze di un trauma cranico

I deficit cognitivi e comportamentali che conseguono ad un trauma cranico associato a perdita di coscienza possono essere persistenti e disabilitanti. Le regioni frontali e temporali sono quelle più frequentemente danneggiate e ciò comporta, di regola, disturbi di memoria e sindromi disesecutive, di cui spesso i pazienti sono poco consapevoli. Anche nei casi in cui i tradizionali test neuropsicologici non evidenziano grossolani deficit cognitivi, si realizzano di frequente gravi difficoltà nel reinserimento familiare e sociale.

Come tracciare un profilo cognitivo a seguito di trauma cranico: la valutazione neuropsicologica

La valutazione neuropsicologica comprende una serie di passaggi, che partono dall’incontro con il paziente per arrivare ad identificare gli aspetti cognitivi da indagare in modo più approfondito. I passaggi di un esame neurocognitivo comprendono:

  • Raccolta dei dati anamnestici: fa riferimento alla storia clinica del paziente (motivo dell’invio, problema riferito, principali sintomi, l’impatto che i sintomi hanno sulla qualità di vita, problematiche mediche pregresse,..)

  • Somministrazione dei test: permettono di misurare in maniera obiettiva e standardizzata alcune variabili cognitive come memoria, attenzione, linguaggio, funzione esecutive, etc., al fine di tracciare un quadro generale delle abilità cognitive del paziente.

  • Stesura di una relazione e restituzione con il paziente e/o i familiari: la relazione deve essere esauriente e contenere tutte le informazioni ottenute durante l’anamnesi e il colloquio, oltre all’elenco dei test eseguiti con relativi punteggi, indicando quali sono risultati patologici. La relazione si conclude pertanto con un’ipotesi diagnostica.

     

L’intervento cognitivo nel trauma cranico

I disturbi conseguenti a traumi cranici, e in genere a lesioni frontali, sono molto eterogenei e determinano disfunzioni praticamente in tutte le aree cognitive. Sul piano clinico, un tratto caratteristico consiste nella facile distraibilità e nell’incapacità di portare a termine un compito. Per quanto ogni trattamento cognitivo venga programmato e messo a punto ad hoc a seconda delle caratteristiche (età, sesso, scolarità, principali difficoltà) peculiari del paziente, in genere comprende:

  • Riabilitazione delle funzioni attentive: mirati su determinate componenti dell’attenzione come l’attenzione selettiva o la concentrazione.

  • Riabilitazione dei deficit di consapevolezza: la consapevolezza delle proprie difficoltà rappresenta un prerequisito importante per la riabilitazione neuropsicologica, ma è spesso disturbata dopo un trauma cranico. Un paziente con scarsa collaborazione tende, in genere, a presentare una collaborazione scadente al trattamento riabilitativo (non ritenendolo utile ad esempio); questo aspetto merita la massima attenzione, poichè la persona potrebbe intraprendere attività rischiose, come la guida dell’automobile.

  • Riabilitazione dei disturbi comportamentali: i disturbi comportamentali rappresentano spesso un importante ostacolo all’adattamento dei pazienti con trauma cranico. Possono infatti presentare apatia, perdita di interesse, o, addirittura, impulsività, aggressività e disinibizione.

  • Riabilitazione dei deficit di pianificazione e soluzione di problemi: un disturbo, presentato frequentemente da questa tipologia di pazienti è rappresentato infatti dalla difficoltà a orientare il comportamento rispetto a degli scopi, monitorando costantemente i propri comportamenti per raggiungerli. Ne deriva pertanto un comportamento disorganizzato, caratterizzato da significative difficoltà a fissare mete e persistere nei propri obiettivi (Duncan, Burgess e Emslie, 1995).

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