Mindfulness 2018-09-05T15:36:30+00:00
La psicologia occidentale ha iniziato da poco a riconoscere i vantaggi di sviluppare le abilità di Mindfulness e per quanto esistano una varietà di modi per descrivere questa tecnica, essa può essere definita come “la capacità di prestare attenzione con flessibilità, apertura e curiosità”. Mindfulness infatti è un processo di consapevolezza che implica un atteggiamento di apertura e curiosità: se stiamo attraversando un momento di difficoltà o di dolore nella nostra vita, si può essere aperti verso di esso, anziché contrastarlo o evitarlo.

Cosa significa fare Mindfulness

Fare Mindfulness non significa cercare di andare altrove: significa permettere a se stessi di essere esattamente dove si è e permettere al mondo di essere esattamente com’è in questo momento. Non è molto facile. Se restiamo nel campo del pensiero riusciamo subito a trovare qualcosa di sbagliato, sempre, dunque la mente e il corpo tendono a opporre una gran resistenza a sistemarsi, anche solo per un attimo, nelle cose così come sono.

Quando si utilizza la Mindfulness?

  • Per conoscere meglio noi stessi.

  • Per imparare di più su come ci sentiamo, pensiamo e reagiamo.

  • Per entrate in contatto profondamente con noi stessi e con le nostre emozioni.
  • Per influenzare consapevolmente il nostro comportamento e accrescere la varietà di risposte nel mondo in cui viviamo.
  • Riconoscere e gestire il dolore fisico e psicologico in modo più efficace.
“ Ed è proprio nella consapevolezza che cadiamo, quando smettiamo di cercare di andare da qualche parte, o di provare una sensazione speciale, per consentirci finalmente di essere proprio là dove siamo, di stare con quello che proviamo proprio in questo momento.”
Jon Kabat Zinn

Mindfulness: una pausa di libertà

Un respiro profondo che porta con sé una consapevolezza estremamente lucida

Mindfulness significa portare attenzione al momento presente in modo curioso e non giudicante (Kabat-Zinn, 1994). Mindfulness è quindi un processo che coltiva la capacità di portare attenzione al momento presente, consapevolezza e accettazione del momento attuale (Hanh, 1987). L’obiettivo di tale disciplina è pertanto quello di eliminare la sofferenza inutile, coltivando una comprensione e accettazione profonda di qualunque cosa accada attraverso un lavoro attivo con i propri stati mentali.

Origini della pratica Mindfulness

La dottrina e la pratica meditativa buddista costituiscono probabilmente la tradizione che più di tutte incarna ed esplicita il tema della consapevolezza. Mindfulness originariamente traduce il termine sanscrito Sati; Sati è memoria del presente e presenza mentale, una facoltà che occorre coltivare come strada per giungere alla riduzione delle sofferenze umane. Per raggiungere tale fine, la tradizione buddista non raccomanda un cambiamento della realtà esterna, quanto piuttosto un mutamento dell’individuo stesso a livello cognitivo ed emotivo, per correggere gli errori che la mente umana commette di frequente.

Come e quando arriva la Mindfulness in occidente?

Il lavoro di Kabat-Zinn

Gran parte delle idee, delle pratiche e degli interventi che oggi vanno sotto il nome di Mindfulness sono il frutto di un percorso iniziato con gli studi pionieristici di Jon Kabat-Zinn, un biologo e professore della School of Medicine dell’Università del Massachussets che, a partire dal 1979, ha sviluppato un protocollo per introdurre la meditazione come intervento in contesti clinici.
Era convinzione di Kabat-Zinn, infatti, che la pratica di meditazione avesse il potere di trasformare in modo duraturo l’esperienza individuale della sofferenza e dello stress, offrendo un’alternativa alle strategie orientate alla risoluzione dei problemi che sono profondamente radicate nella cultura occidentale.
Nonostante Kabat-Zinn avesse grande esperienza personale di pratica meditativa, la volontà di introdurre la meditazione di consapevolezza in contesti come gli ospedali, le cliniche e i centri sanitari imponeva un’operazione di adattamento delle pratiche tradizionali. Siccome il protocollo, in questa prima fase, riguardava la realtà ospedaliera, era indispensabile che seguisse degli standard condivisi dalla medicina occidentale e ne rispettasse alcuni principi fondamentali.
Sulla base di queste esigenze, la Mindfulness si spogliava delle sue connotazioni spirituali e morali, rinunciava ad essere parte di un cammino per l’illuminazione e si definiva come un’attenzione focalizzata, rivolta al momento presente e non giudicante. Così facendo, si apriva la possibilità di lavorare con i pazienti difficili attraverso pratiche di consapevolezza al tempo stesso antichissime e adatte al mondo occidentale.

I gruppi Mindfulness

Un intervento per ridurre lo stress

I gruppi Mindfulness sono intesi come dei percorsi esperienziali indirizzati a persone che vivono situazioni di disagio percepito (ansia, umore depresso, somatizzazioni, condizioni di malattia) che si propongono di sperimentare una modalità diversa di rapportarsi con le proprie esperienze private di dolore. L’ascolto consapevole di ciò che frequentemente ci “narra” la nostra mente, permetterebbe di riconoscere e modulare intenzionalmente gli automatismi di pensiero e ciò produrrebbe di per sé un effetto benefico di calma, chiarezza e stabilità.

La pratica Mindfulness di gruppo persone nasce dalla riflessione che molto spesso la condivisione con altre persone permette di sperimentare un senso di uguaglianza, dove si prende atto che alcuni meccanismi disfunzionali di pensiero possono riguardare anche altri e non solo noi stessi e un sentimento di appartenenza dove il gruppo diviene un luogo e un’opportunità di fare esperienza, senza sentirsi valutati. La possibilità di esperire e condividere permetterebbero l’acquisizione di alcune abilità come:

  • Consapevolezza più chiara dei pensieri e delle credenze che generano sofferenza

  • Individuazione dei costi di alcuni pensieri, in termini cognitivi, emotivi e comportamentali

  • Consapevolezza dei propri valori, intesi come ciò che conta ed è importante per ognuno di noi, individuando possibili pensieri che bloccano la realizzazione di alcuni valori.

Si può fare Mindfulness con i bambini?

Il contesto scolastico, per le sue caratteristiche strutturali, sembra essere il più adatto per l’implementazione degli interventi basati sulla Mindfulness in età evolutiva. Inoltre, aspetto ancor più importante, proprio in tale contesto può realizzarsi l’intento preventivo ed educativo della Mindfulness in età evolutiva: se da un lato, gli interventi basati sulla Mindfulness possono aiutare i bambini in difficoltà, dall’altro possono porsi come strumento indispensabile per l’apprendimento delle competenze prosociali, di tolleranza della frustrazione e di promozione della capacità cognitive. A questo proposito, Fabbro propone, con i bambini più piccoli, di strutturare le sedute di meditazione in modo che siano molto brevi e che si svolgano con una routine invariata nel tempo (Fabbro e Muratori, 2012). Il proposito è quello aiutare i bambini a diventare consapevoli delle proprie emozioni (Fabbro e Muratori, 2012).

Staff Area Mindfulness

Dott.ssa Giorgia Gnesato
Dott.ssa Giorgia GnesatoPsicologa e Psicoterapeuta

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