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Come viene diagnosticata la dislessia

I test psicometrici e l’interpretazione dei loro punteggi relativi alla lettura

La valutazione deve prevedere l’utilizzo di prove standardizzate e adeguate alle proprietà psicometriche, in particolare per quanto riguarda la validità, l’attendibilità test-retest. Si considera l’ipotesi di dislessia solo dalla fine della classe seconda primaria e in presenza di una difficoltà generalizzata di lettura e di punteggi critici, che si collocano al livello o sotto il cut-off del 5° percentile in rapidità o correttezza di lettura in almeno 2 delle sei misure raccolte, rispetto alla classe frequentata e al programma didattico svolto, e, in presenza comunque di punteggi largamente sotto la media anche in altri indici di rapidità e correttezza, con maggiore attenzione all’indice di rapidità.

Le problematiche legate ai disturbi DSA sono persistenti in quanto presenti nell’arco di tutta la storia scolastica del bambino. La diagnosi può essere integrata col riscontro di familiarità e di indici clinici fra quelli frequentemente associati alla dislessia, come altre difficoltà scolastiche, soprattutto nell’ambito ortografico, problemi di memoria fonologica, pregresso disturbo del linguaggio, problemi emotivi, ecc. Questi riscontri associati ad una valutazione complessiva degli esiti psicometrici permetteranno di specificare il grado di severità del disturbo.

Il disturbo deve avere serie conseguenze adattive specifiche, producendo disagio e problemi in compiti tipici della vita scolastica dello studente e/o in situazioni di lettura della vita quotidiana. Per gli studenti più grandi si raccomanda di tener conto del grado di affaticabilità nella lettura e della difficoltà di comprensione del testo. Devono essere rispettati i criteri adottati in generale per la diagnosi di DSA, come l’assenza di un ruolo decisivo di fattori ambientali e educativi, e altri fattori di esclusione come handicap sensoriale e intellettivo e severi problemi emozionali. Per escludere che la condizione di DSA sia la conseguenza di una disabilità intellettiva di carattere generale si raccomanda di utilizzare una misura dell’intelligenza che non sia penalizzata dalle tipiche difficoltà incontrate nelle aree del linguaggio e dei processi.

Come viene diagnosticata la disortografia

I test psicometrici e l’interpretazione dei loro punteggi relativi all’ortografia

La disortografia ha un carattere meno delineato rispetto alla dislessia. L’ICD-10 suggerisce di usare questa categoria diagnostica solo in assenza di dislessia; invece, la legge 170 suggerisce di considerare separatamente i vari problemi e quindi di prevedere l’uso contemporaneo di entrambe le diagnosi. Per la valutazione si fa riferimento ai materiali linguistici rappresentati da prove come il dettato parole, non-parole, brano e frasi con parole omofone ma non omografe. Oltre ad usare un numero ampio di prove, è spesso prevista anche la prova di produzione spontanea.

La valutazione delle singole abilità deve prevedere l’utilizzo di prove standardizzate che esaminano la competenza ortografica e i test utilizzati devono avere proprietà psicometriche idonee. Si considera l’ipotesi di disortografia solo dalla classe terza della scuola primaria e in presenza di problematiche di scrittura e di punteggi critici, che si posizionano al livello o sotto il cut-off del 5° percentile, rispetto alla classe frequentata e al programma didattico svolto. Le problematiche devono avere carattere di persistenza, ma in alcuni casi si possono proporre dei percorsi di potenziamento, a seguito dei quali verificare se il miglioramento riporti la prestazione del bambino entro i valori attesi. Se si verificasse un cambiamento sostanziale non si potrà fare diagnosi di DSA e andranno ritirati i provvedimenti temporaneamente adottati.

La diagnosi di disortografia, come per la dislessia, può essere integrata con il riscontro della famiglia e la presenza di altre difficoltà scolastiche. Inoltre, il disturbo deve avere conseguenze adattive specifiche, producendo disagio e problemi in compiti tipici della vita scolastica dello studente.

Come viene diagnosticata la disgrafia

I test psicometrici e l’interpretazione dei loro punteggi relativi alla scrittura

Ad oggi il concetto di disgrafia e i criteri che possono giustificare una diagnosi di questo disturbo non sono molto chiari. Per disporre una diagnosi occorre valutare due parametri:

  • La qualità del segno grafico può essere valutata analizzando i movimenti scrittori, le forme e le dimensioni della scrittura e la sua disposizione nello spazio del foglio.
L’insieme di questi elementi contribuisce alla leggibilità del testo prodotto.
Quindi, anche se manca una bella calligrafia, ma il testo risulta leggibile, non ci possono essere gravi conseguenze.
  • La fluenza è intesa come velocità di produzione scritta ed è misurabile in numero di grafemi per unità di tempo.

Il DSM-5 e l’ICD-10 includono il termine di disgrafia all’interno del Disturbo di Coordinazione Motoria. Nel DSM-5 si parla di un problema collegato in particolar modo alla calligrafia.
Prevede che esistano disturbi motori associati al sintomo “brutta scrittura” che giustifichino risultati più bassi in compiti motori di ambito scolastico. In conclusione, per la diagnosi di disgrafia è importante valutare:

  • le conseguenze adattive: il problema di disgrafia ostacola il percorso di apprendimento del bambino e gli impedisce di stare al passo con i compagni, rendendo difficile a sé stesso e agli altri l’interpretazione della scrittura;
  • il profilo neuropsicologico: la presenza di alcune difficoltà in processi cognitivi sottostanti la scrittura, offre supporto al fatto che il problema non è dovuto a situazioni temporanee, ma a condizioni predisponenti al problema di disgrafia.
Bisogna quindi valutare il soggetto somministrandogli una prova prassica, una visuo-motoria ed una visuospaziale.

Come viene diagnosticata la discalculia

I test psicometrici e l’interpretazione dei loro punteggi relativi alla scrittura

I test psicometrici e l’interpretazione dei loro punteggi relativi alla competenza numerica e abilità di calcolo

  • L incapacità di comprendere i concetti di base di particolari operazioni;
  • mancato riconoscimento dei simboli numerici;
  • difficoltà ad allineare correttamente i numeri;

  • difficoltà a organizzare per il calcolo scritto;
  • incapacità ad apprendere il calcolo a mente e i fatti numerici come le tabelline.

La discalculia è definita come una difficoltà nella produzione o comprensione delle quantità, dei simboli numerici, oltre alle operazioni di base della matematica. All’interno di questo disturbo vengono riscontrati 2 profili. 
Il primo profilo è relativo all’acquisizione della competenza numerica, mentre il secondo fa riferimento alla capacità di eseguire correttamente il calcolo, sia scritto che mentale. L’età minima in cui è possibile porre diagnosi di Disturbo specifico del calcolo coincide con il completamento della terza classe della scuola primaria.

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