ADHD 2018-03-19T14:47:56+00:00

ADHD

Il disturbo da Deficit dell’Attenzione con Iperattività (DDAI sigla italiana – ADHD dall’inglese Attention Deficit Hyperactivity Disorder) è un disturbo evolutivo dell’autoregolazione di origine neurobiologica che si manifesta con difficoltà nel mantenere l’attenzione, nel controllo motorio e nel gestire risposte impulsive. In concreto, il bambino è incapace di regolare il proprio comportamento in funzione del trascorrere del tempo, degli obiettivi da raggiungere e delle richieste dell’ambiente.
“È opportuno precisare che il Ddai […] non è una normale fase di sviluppo che ogni bambino deve superare, non è nemmeno il risultato di una disciplina educativa impropria, e tanto meno non è una conseguenza della cattiveria del bambino.Il Ddai è un vero problema la cui eziologia è di carattere neurobiologico che ha conseguenze negative per l’individuo stesso, per la famiglia e per la scuola, e spesso rappresenta un ostacolo al raggiungimento degli obiettivi personali”.
(“Bambini disattenti e iperattivi” di G.M. Marzocchi, ed. Il Mulino, 2015).

Caratteristiche principali

Deficit di attenzione:

i bambini con ADHD presentano difficoltà nel mantenere l’attenzione per tempi prolungati e a passarla rapidamente da un compito all’altro. Tale difficoltà non è dovuta ad una carenza di risorse attentive, piuttosto all’incapacità di direzionale l’attenzione secondo le richieste dell’ambiente. A scuola si riscontrano problemi nel prestare attenzione, nell’ascoltare la lezione, portare a termine i compiti, preparare lo zaino correttamente.

Iperattività:

ovvero un eccessivo e inadeguato livello di attività motoria o verbale. Il bambino iperattivo manifesta continua agitazione, irrequietezza, difficoltà a rimanere seduto al proprio posto sia a scuola che nel tempo libero. Parlano eccessivamente e sono sempre in movimento.

Impulsività:

difficoltà ad aspettare o ad inibire risposte o comportamenti che in quel momento risultano inadeguati. Nella vita quotidiana si riscontrano problemi nell’attendere il proprio turno, difficoltà a dilazionare una risposta, ad attendere una gratificazione. L’impulsività si manifesta anche nell’intraprendere azioni pericolose senza considerare le possibili conseguenze negative.

Aspetti evolutivi

L’età media di insorgenza del Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività è compresa tra i 3 e i 4 anni. Durante gli anni della scuola dell’infanzia, il bambino con DDAI è molto attivo ma dimostra un comportamento poco maturo rispetto all’età cronologica. Con l’ingresso nella scuola elementare le difficoltà aumentano proprio a causa della presenza di una serie di regole che devono essere rispettate e di compiti che devono essere eseguiti. Anche i problemi interpersonali, spesso già presenti durante l’età prescolare, persistono e tendono ad aumentare di gravità perché le interazioni positive con i compagni richiedono, con il progredire dell’età, sempre maggiori abilità sociali, di comunicazione e di autocontrollo.
Con la crescita, l’iperattività tende a diminuire in termini di frequenza e intensità e può venire parzialmente sostituita da “un’agitazione interiorizzata” che si manifesta soprattutto con insofferenza, impazienza e continui cambi di attività o movimenti del corpo. Inoltre, con lo sviluppo si possono generare dei tratti comportamentali che ostacolano ulteriormente il buon inserimento del bambino nel suo ambiente sociale, come ad esempio: l’ostinazione, la scarsa obbedienza alle regole, la prepotenza, la maggior labilità dell’umore, la scarsa tolleranza alla frustrazione, gli scatti d’ira e la ridotta autostima.
Durante la preadolescenza il comportamento incontrollato e la disattenzione non consentono una facile acquisizione delle abilità sociali, indispensabili per un buon fair-play: i ragazzi con DDAI infatti dimostrano scarsa capacità di mantenere amicizie e risolvere i conflitti interpersonali. Durante l’adolescenza, si osserva mediamente una lieve attenuazione della sintomatologia, ma ciò non significa che il problema sia risolto, in quanto spesso si riscontrano anche altri disturbi mentali, come ad esempio depressione, condotta antisociale o ansia. In questa età, i problemi di identità, di accettazione nel gruppo e di sviluppo fisico, sono problematiche che non sempre riescono ad essere efficacemente affrontate da un ragazzo con DDAI. Gli inevitabili insuccessi possono determinare problemi di autostima, scarsa fiducia in se stessi, o addirittura ansia o depressione clinicamente significative.

Eziologia

Quali siano le ragioni dell’insorgenza del DDAI rimane una delle questioni più intricate e tuttora irrisolte di psichiatria, psicologia e genetica clinica dell’infanzia.
Durante tutto il ventesimo secolo numerosi ricercatori hanno riscontrato interessanti somiglianze tra il comportamento dei bambini con DDAI e quello dei pazienti con lesioni alle regioni frontali (in particolare l’area prefrontale) della corteccia cerebrale (Benton, 1991 in Barkley, 1998): disinibizione, problemi di mantenimento dell’attenzione, difficoltà di pianificazione e di uso di strategie cognitive.
Recenti studi, che hanno utilizzato tecniche di brain imaging, hanno dimostrato che i bambini con DDAI presentano inferiori livelli di attività cerebrale (misurati attraverso il consumo di glucosio o ossigeno): in particolare, nel circuito che collega le regioni prefrontali con il sistema limbico attraverso il corpo striato. In linea con quanto appena affermato, altre ricerche di brain imaging hanno dimostrato che alcune aree cerebrali di bambini con DDAI hanno dimensioni ridotte rispetto
a quelle dei controlli: l’area pre-frontale destra, il nucleo caudato, il globulo pallido e il cervelletto. In tali regioni sono numerosi presenti circuiti della dopamina e della noradrenalina: infatti i bambini con DDAI presentano inferiori livelli di tali neurotrasmettitori rispetto ai bambini di controllo. La maggior parte delle ricerche scientifiche che indagano le cause del DDAI riguardano la genetica. Infatti, il 57% dei genitori di un bambino con DDAI presenta a loro volta lo stesso disturbo; percentuali che sono da 6 a 12 volte superiori rispetto all’incidenza del disturbo nella popolazione normale.

Valutazione ADHD secondo le Linee Guida Nazionali

  • Utilizzo Scale Conners (genitori e insegnanti);

  • CBCL (Child Behaviour Checklist);

  • Batterie per la valutazione neuropsicologica delle componenti attentive e delle funzioni esecutive (BIA – Batteria Italiana ADHD);
  • eventuali ulteriori approfondimenti (valutazione neuropsicologica, valutazione degli apprendimenti, valutazione del quoziente intellettivo).

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